20-21 OTTOBRE: Doppio appuntamento a Cagliari con Roberto-C (cyop)

14 Ott 2026

Incontri, Proiezioni

Roberto-C (cyop) presenta a Cagliari il suo ultimo film “Padrone e sotto” e il libro “Angoli morti. Corpi, arti e lingue nella città merce” raccolta di scritti e riflessioni maturate nel corso di oltre trent’anni di attivismo artistico (e non solo) a Napoli, la sua città.
La proiezione del film si terrà Martedì 20 ottobre, alle 20.30, al Circolo del cinema LaboratorioVentotto, in via Montesanto 28. L’ingresso è libero con la tessera annuale del circolo (5 euro).
La presentazione del libro si terrà Mercoledì 21 ottobre, alle 18.30, alla Biblioteca Autogestita Zarmu, in via San Giacomo 117.
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Il film.
PADRONE E SOTTO (IT 2026, 86 min.)
A Napoli la “questione sociale” è un tema onnipresente nel dibattito pubblico: come emergenza perpetua, violenza latente, sofferenza data e ricevuta. I suoi protagonisti sono costantemente sotto osservazione. Eppure, il suo nucleo resta un tabù: negato, immutabile, inalterato nel tempo.
Le storie di Pio, lavoratore precario nell’industria del turismo, quella della famiglia di Ugo, in cerca di verità e giustizia dopo l’omicidio del ragazzo, infine quella dei disoccupati organizzati in lotta da anni per un lavoro dignitoso, rispecchiano tre movimenti di un’unica traiettoria, che accomuna le vite degli invisibili, dei senza voce della città.
Terzo capitolo del denso percorso cinematografico iniziato nel 2013 con “Il segreto”, realizzato nel duo cyop&kaf, e proseguito con “Lievito” (2021).
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Il libro.
ANGOLI MORTI.Corpi, arti e lingue nella città merce. (edizioni Monitor, 2026)
Sembra esistere un macchinario simbolico – un’immensa idrovora, o stomaco semiotico egemone – capace di interpretare il variegato mondo intorno a noi e vomitarlo in forma di immagini volatili che noi crediamo essere realtà. Incantati, osserviamo nello specchio dello spettacolo le figure in movimento e non consideriamo gli “angoli morti” – le zone cieche intorno a un veicolo che il guidatore non vede –, ovvero il rimosso. E così tutti – compresi i dissidenti – alleniamo i nostri “muscoli del simbolico” per aderire a questo spettacolo governato da una sceneggiatura senza regista, da un’intelligenza collettiva assopita in un sogno mediatico. Il compito del gesto artistico è allora quello di proporsi l’inciampo, se non il disfacimento, di questo macchinario di segni. (Dall’introduzione di Francesco Migliaccio)
 
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