Diviso in due parti, è un film di montaggio sui principali avvenimenti politici, sociali, religiosi, mondani degli anni ’50 e ’60. Prodotto da Gastone Ferrante per la Opus Film, avrebbe dovuto mettere a confronto due interpretazioni opposte (secondo il facile schema del “visto da sinistra, visto da destra”). Si legge nella didascalia iniziale: “Due ideologie, due dottrine di opposte tendenze rispondono a un drammatico interrogativo: perché la nostra vita è dominata dalla scontentezza, dall’angoscia, dalla paura della guerra, dalla guerra?”. La prima parte è di P. P. Pasolini (con le voci di Giorgio Bassani e Renato Guttuso), la seconda di G. Guareschi (con le voci di Carlo Romano e Gigi Artuso). Lo svolgimento dell’assunto è generico e le due ideologie sono rappresentate da due personaggi che, in senso politico, rappresentativi non sono. Ritirato dopo pochi giorni dalla circolazione, probabilmente per mancanza di pubblico e riproposto nei primi anni ’90 senza maggior fortuna. Invisibile. Perché Pasolini si cimentò nell’impresa: per ingenuità? per smania di presenzialismo?

